compagnia di scrittura

scrittura

Archivio

oggi
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005

 
giovedì, 19 maggio 2005
Una poesia di Paul Celan

Dai, un esempio. Da "Lichtzwang" "Luce coatta" di Paul Celan.

SCHWIMMHAUTE zwischen den Worten.

ihr Zeithof -
ein Tumpel,

Graugratiges hinter
dem Leuchtschopf
Bedeutung.

(il maiuscolo della prima parola è suo: dieresi sulla "a" di "haute", sulla "u" di Tumpel, sulla "a" di ...gratiges - e vi assicuro che letta in tedesco è musicalissima.)

MEMBRANE NATATORIE frammezzo le parole,

il loro alone di Tempo -
uno stagno,

qualcosa come lische grigie dietro
il luminoso ciuffo
del significato.

(traduz. di Giuseppe Bevilacqua)

Preciso? Oscuro? Di che parla? Cosa sono le membrane natatorie (che poi fanno coppia con le lische nella loro pesciosità)? Buttarsi, senza salvagente a chiedersi cosa stia dicendo. Osare le parole del bimbo: il re è nudo. Dire: nun me piace: come il presepio di Casa Cupiello. Dire: non so cosa dica ma sono con lui, comunque: è la mia posizione. Perché? Perché ho la precisa sensazione che stia dicendo qualcosa con mezzi appropriati, ben puliti, la cui lama è stata temprata poco prima di scrivere - ma se non sai cosa stia dicendo come fai a sapere che "qualcosa" dice? Mi rifiuto di rispondere: se poni una domanda del genere non sei nel "campo magnetico" appropriato.


Scritto da: gino tasca alle 08:12 | link | commenti (10) |


Commenti
#1    19 Maggio 2005 - 08:36
 
venerdì scorso Magrelli, nel suo piccolo dizionario di poesia, non approfittò della lettera esse per affrontare il concetto di SENSO.
peccato.
(l'ho messo di là, volevo metterlo di qua)
utente anonimo

#2    19 Maggio 2005 - 08:51
 
posso usarsi le parole, in prosa e poesia, come un pittore non figurativo usa forme e colori? evitando cioè accuratamente che nel testo "si formi" un senso compiuto, ma solo eventualmente, frammenti di senso?
il frammento di senso, vale a dire intere frasi che, se opportunamente nutrite da un contesto adeguato, rispondente e conseguenziale, avrebbero senso tipo "qualcosa come lische grigie dietro" vengono invece lasciate intenzionalmente galleggiare nel vuoto, con l'idea, forse, che il lettore sia in grado non dico di completarle, ma di collegarle una per una ad un suo personale e adeguato contesto, "interiore", starei per dire.
forse è così. forse no.
resta in me, ogni volta che leggo poesia "senza senso" come questa, una sensazione invece di gratuità, come di una cosa random, totalmente innecessaria, sbavata dal troppo arbitrio, dall'eccesso di coltivazione di soggettività, eccetera.
ma sbaglio sicuramente, e non lo dico con ironia.

da un pezzo sono finite le regole, di qualsiasi tipo - diceva un mio amico l'altra sera a cena - sono cadute una ad una. niente e nessuno ci conduce più per mano in nessun luogo. il gioco è libero e ciascuno se lo gioca come vuole. alla fine perdono tutti.

dunque niente più poesia a consolarci dell'"esser nati", giusto un cinemino, ogni tanto.

tashylock
utente anonimo

#3    19 Maggio 2005 - 12:17
 
ma di cosa stai parlando?
O meglio:

di

COSA

stai parlando?

il campo magnetico? il "campo magnetico" di che, delle parole?

Dai, facciamo come quella corrente di pensiero secondo la quale bastava prendere parole ritagliate da un giornale e contenute in un sacco, prenderne una alla volta come si estraggono i numeri del lotto e farci "poesia"........io veramente mi chiedo di cosa si stia parlando.

mah

antonella

utente anonimo

#4    19 Maggio 2005 - 12:19
 
l'intervento più su è riferito non a tashylock bensì al brano di gino.

antonella
utente anonimo

#5    19 Maggio 2005 - 12:30
 
Preciso.
C'è almeno un riferimento che ci permette di collocare il testo di Celan. Ed è proprio quello "zwang" (pulsione, spinta, coazione) della luce che sta nel titolo della raccolta. Pare alluda alla luce sempre accesa (ma come una coazione e non come un'epifania) delle cliniche psichiatriche che Celan frequentò in quel periodo per far finta di guarire da una cosa da cui era impossibile guarire. Infatti, poi, si suicidò gettandosi nella Senna.

Per Tashtego.
In linea di massima, lo sai, sono d'accordo con te ma anche i poeti più colloquiali (fatto salvo, forse, il Montale di "satura") ed intendo, per capirci, Marianne Moore, T. S. Eliot (sì, lo so, sembra una bestemmia in chiesa ma Eliot è metafisico ma anche colloquiale), che parlano delle cose e non dei sentimenti, hanno comunque sistemi di allusività quasi sempre incomprensibili ad una prima lettura "sensata". Hanno bisogno, infatti, di molte note. E non è già questa una condanna?
La poesia non dovrebbe essere chiara come uno sparo alla tempia?
E perché non mi chiedete se io ami la poesia?
Io la "odio" proprio per l'altezza a cui mira, proprio per il fare poesia, convinti che il sublime stia lì fra le nuvole.
Mille volte ve l'ho detto, il sub-lime, sta sotto i confini, e sotterraneo e quindi infernale.

E Dante ... stavo per scrivere "mette in poesia" e sarebbe stato un errore: come se avesse avuto davanti un brano in prosa e "poi" l'avesse tradotto in poesia.
No. In lui pensiero teologico, merda su Firenze, azzannamento di papi simoniaci, falso-amor-stilnovo, sono immediatamente pensiero/poesia.
Quello che molti attribuiscono ad Holderlin, per esempio (chi legge più Holderlin, ora? Aimez-vous Holerlin?)

Sono pensieri slegati ma non ho tempo per metterli in fila. Li lascio così e ora vado in terrazzo.
Mi sento più leggero perchémi sono tagliato i capelli e sembro proprio un bell'ometto.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ginotasca

#6    19 Maggio 2005 - 12:36
 
avevo capito, antonella.
credo si stia parlando del senso in poesia.
credo.
credo anche che con "campo magnetico" eccetera gino volesse intendere che quelle non sono domande da farsi in quel campo dell'espressione (poetica? umana?).
utente anonimo

#7    19 Maggio 2005 - 13:38
 
Falsa primavera

Placidi gatti, amanti
(sul prato l'ora è ferma)
di vetri luccicanti.
Goffamente beati,
da odore di caserma
si spogliano i soldati.

Ma effimero è alle cave
ansie il sole che ami.
Al vespro aspro, è grave
il cielo ai secchi rami.

metto qui questa cosa antica di Sandro Penna, pescata quasi a caso da un sito a lui dedicato.
qui la sfida è portata in modo diretto: tutto quello che si legge ha un senso abbastanza esplicito, non occorre lambiccarsi più di tanto, tranne forse per:
"Ma effimero è alle cave
ansie il sole che ami".

penna condivide spudoratamente con chi legge tutto quello che dice, o quasi.
per questo mi piasce.
e per molti altri motivi.

utente anonimo

#8    19 Maggio 2005 - 18:25
 
Interessante.
Credo che il verso vada letto così:
Ma alle cave ansie è effimero il sole che ami.
C'è una metonimia spaventosamente bella:
Le ansie ti scavano e, quel loro scavarti, si muta in una cavità in loro.
E contro queste ansie cave/scavanti, niente può il sole che ami.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ginotasca

#9    20 Maggio 2005 - 07:49
 
Ringrazio anch'io Tash, del suo amore, lodato sia.
Mi sembrava importante come una lama lirica pulita, anunziarlo (e sono a Tortona anche. Sul serio!!)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente SiciliaL

#10    20 Maggio 2005 - 16:48
 
(sono a Tortona era per dire: si pùo suonare il campanello un poco per l'ora del caffè?)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente SiciliaL

Commenti