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lunedì, 20 giugno 2005

Missy mi dice, ma tu cosa ti aspettavi dal blog?
Io, nel frattempo, ho letto il suo e vedo che lei si aspettai di divertirsi e basta – divergere dalla scrittura monotona cui è costretta dal suo lavoro. Permettimi Missy: beata ingenuità! Si può anche credere di scrivere per divertimento, per rilassarsi, come si stesse bevendo una birra davanti al tramonto, ma non è mai davvero così. E tu stessa sai di essere sul territorio di una scrittura altra dal momento stesso in cui ti metti a descrivere – come fai – quella stupenda statua di Mothia. E ci metti tutta la cura e la passione che hai. E quindi non venirmi a dire: io non sono un poeta, l’ha già fatto Corazzini, ricordi, perché mi dici poeta?, chiede, per l’intera poesia: io non sono che un povero moscerino sulla tovaglia candida (lui non dice così e ora non ho sottomano l’antologia della poesia curata da Sanguineti per la Einaudi).
Se le parole hanno un senso, la “rete” è stata lanciata – non so da chi o da che cosa – proprio perché molti - troppi? – pesciolini fossero tentati dalla “scritturaltra”.
Se questo sia un bene o se questo sia un male, non lo so.
Ma, probabilmente, è un bene. Io credo nell’aristocrazia ma non in quella del sangue: in quella delle opere. Chi ha filo per tessere, tesserà.
(Senza mai dimenticare che – come dice Mario alias Puck – il blog è un fenomeno della caducità.)
Ma tu mi dirai che sto menando il cane per l’aia e, un po’, è vero ma poi tornerò sulla domanda.
 
Caracaterina mi chiede: ma sei sicuro di non aver trovato qualcosa, magari non la cosa che cercavi ma un’altra (sottinteso, altrettanto interessante o sorprendente) e sei sicuro di avere fatto tutto quello che dovevi per ottenerla questa dannata cosa?
Qui, a meno che io non sia vittima della più diffusa forma di cecità: quella su se stessi, tenderei a dare due risposte abbastanza secche (non “dure”, sicure).
Non ho trovato nessuna cosa al posto di quella che cercavo e, sì, credo, di avere fatto quasi tutto quello che si doveva fare.
 
E così, cercando di rispondere a cosa “non” ho trovato, comincio a dire che cosa avrei voluto trovare.
Amicizia e spirito.
Avrei voluto dare fuoco alla steppa (boom) e vedere tanti piccoli focolai di incendio sparsi un po’ da per tutto.
Avrei voluto conversare con molte persone – con persone nuove.
Sentirmi dire cose nuove che mi incendino a mia volta.
Parlare di scrittura dal punto di vista teorico e tecnico e su questo tutti o quasi tutti bocche cucite, pesci in barile, addirittura terrore (ecco – tanto so che non mi risponderete:  perché questo terrore al proposito?)
Perdere ore e ore su un vocabolo o un aggettivo e vedere se sia sciatto o “esatto”.
Pulire gli strumenti del mestiere, insomma (come già ho detto: Pound dixit.)
 
Altro?
Se me ne darete l’opportunità.
Se saprete accendere fuochi nella steppa.
 
 
 

Scritto da: gino tasca alle 18:45 | link | commenti (66) |


Commenti
#1    20 Giugno 2005 - 22:16
 
No, bocche cucite, un tubo, Gino.
Ne hanno parlato fin troppo per centinaia di pagine di scrittura sul web, per web e scrittura no e scrittura sì.
Ne ho un sacco pieno e uno che versa,
ma se ci tieni ci scrivo un saggio.
Ma da domani sono via per 15 dì e ti saluto,
un abbraccio
un augurio,
ma prometto.
Mario
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#2    21 Giugno 2005 - 06:56
 
Perdere ore e ore su un vocabolo o un aggettivo e vedere se sia sciatto o “esatto”.

non so davvero come commentare un post che contiene frasi del genere.
concezione mitica culturalistica mitizzante et liceale della scrittura, anzi della LETTERATURA.

l'idea di stare lì "ore ed ore", nello studiolo, con la macchina da scrivere, il uischi e il cestino pieno di fogli appallottolati, il portacenere pieno di cicche, ma poi verso sera una passeggiata sulla spiaggia, col cane, per riordinare le idee.
il kitsch letterario non ha mai fine.

il blog che accende le coscienze opache, le fa rinvenire, le rianima come si fa coi pomodorini secchi, e le porta a vita spirituale nuova, coinvolgendole finalmente in qualcosa di nobile, come parlare di letteratura e del "nostro mestiere" di scrittori e il marinaio che risponde solerte alle sollecitazioni del capitano, oui mon capitain!

non posso credere che possa aver davvero pensato al tuo blog come a un posto del genere.
ggino.
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#3    21 Giugno 2005 - 08:03
 
Vai, vai, vai!
Dai Tashtego, esercitati nel tuo sport preferito: crearti mulini a vento e poi battertici contro.
E io cosa dovrei fare, adesso? Star lì a ribattere punto su punto per dimostrarti che non hai capito niente?
Sì - che altro?

Ci sono mille esempi che dimostrano in maniera ormai anche folkloristica che non sto parlando né da liceale (cos'è? La nuova moda? Dare del liceale? Tu se proprio non offendi non riesci a sentirti a posto, vero? Liceale sarà soreta) né da "culturalista mitizzzante" (ma che cacchio vuol dire?).

E' famoso Flaubert che diceva a chi gli chiedeva cosa avesse fatto tutto il giorno: ho passato mezza giornata a mettere una virgola - e l'altra mezza? - a toglierla.
E Maupassant gli portava i suoi racconti da leggere - come un bravo scolaretto. E di cosa pensi che parlassero durante le loro sedute? Della coltivazione delle patate in Normandia?
E - te lo ripeto a quella zucca barucca che ti ritrovi (ma tu sei più cocciuto dei muli) -Pound dice che il compito primario è tenere in ordine gli strumenti del proprio mestiere: le parole.
Ma tu trasformi tutto questo in uno stupido cliché - che (ora me ne rendo conto) deve essere tutto tuo, un tuo fantasma da cui liberarti: io non ne ho bisogno perchè mai ce l'ho avuto, capito? - tipo lo scrittore il whisky il rodimento di culo, e via lancia in resta. Scorettissimo e, stavolta, manco scritto in modo spiritoso.

Ammetto che è un po' più seria la critica seconda ma anche lì, quanta deformazione per poi poter dar giù d'acetta.
Basta prendere la frase sugli incendi ed è facile attribuirmi un superomismo di bassissima lega: per cui eccoti le coscienze opache e io che passo il brillantante.
Aho! Quanto sei fazioso, mamma mia! Più passa il tempo e sempro più me ne accorgo. Colpisci dove la preda, per un attimo si tiene scoperta.
Ma come puoi sul serio aver pensato che questa frase sugli incendi potesse avere questo presuntuosissimo e odioso intento di rianimare, riaccendere le altrui coscienze? Ma sei diventato matto?Non conta più niente quello che ho scritto finora? All'improvviso son diventato Savonarola (ahi! Parlare di incendi e di Savonarola, ceci ne va pas bien)? Ma dai!
Volevo dire - e caso mai, prima di scagliarti in questa mediocre polemica, potevi chiedermi cosa intendevo dire - che mi sarebbe piaciuto - con questo misero blog - accendermi di idee come fossero faville nella notte e trovare l'eco su un'altra collina, magari tra i boscimani. Corrispondenze, capito? Altro che risvegli e capitanerie.

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#4    21 Giugno 2005 - 08:36
 
ma tu, gino, NON SEI flaubert.
io NON SONO Zola, eccetera.
non ti accorgi del livello intelletuale e culturale della gente che ti segue?
non ti accorgi che non capiscono niente?
che non sanno nulla?
che quello che interessa te, loro nemmeno lo vedono?
non vedi che per loro il tuo blog è solo un passatempo?
e che potresti stare qui anche mille anni, che la situazione non cambierebbe di una virgola?
e che per tuttii blog, anche per quelli famosi e specifici, è più o meno lo stesso?
tash, mi sembra, non vuole trasformare tutto in un unico cliscé, ma probabilmente vuole che tu ti renda conto che la scrittura è cambiata per statuto e che forse il web non è adatto per discuterne.
ma tu confondi scrittura e letteratura, lo vedo da un pezzo.
utente anonimo

#5    21 Giugno 2005 - 08:50
 
no. un passatempo è diverso. questo significa come sempre sminuire.
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#6    21 Giugno 2005 - 14:02
 
ah, fuochi sulle colline.
bene.
il punto è che tu immagini che questo sia un luogo di dibattito, un posto adatto per un lungo conversare su temi tecnici, specifici, elevati, eccetera.
non solo hai sbagliato posto - perché qui come altrove cisono casalinghe e impiegati delle poste con l'hobby della lettura, e qualcuno della lettura, ai quali non gliene può fregare di meno di parlare di limature e di accendere fuochi sulle colline, in risposta ai tuoi - ma enfatizzi temi che non sono di per sé davvero OGGI interessanti, se non per lo storico della letteratura.

tash
(il discorso sui liceali lo faccio un'altra volta, ma lo faccio)
utente anonimo

#7    21 Giugno 2005 - 14:14
 
ci sono anche architetti.
qui mica siamo a frittole nel 1400, quasi millecinque................................................................................................................. mon dieu.
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#8    21 Giugno 2005 - 15:51
 
a cos'è adatto il web? a titillarsi a velocità isteriche?
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#9    21 Giugno 2005 - 16:03
 
e ci sono pure architetti, eccetera.
un blog è difficile che diventi un cenacolo, a meno che non sia il braccio webbico, la manifestazione in rete di un cenacolo già esistente nel real-mondo.
e anche in quel caso dura poco.
anche il mio blog fa schifo, naturalmente.

tshtg
utente anonimo

#10    21 Giugno 2005 - 16:04
 
o a spampanarsi le cellule grafemiche qua e là fino a raggiungere l'obiettivo assoluto del silenzio in quanto l'eccitabilità massima si trasforma nel suo esatto contrario
ecco i paralizzati liceali dell'incubo tashetico introttolati sulla giostra di alfa beta gamma delta epsilon zeta eta teta iota kappa lamda mi ni csi omicron pi ro sigma tau iupsilon fi chi psi omega

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#11    21 Giugno 2005 - 16:06
 
tutto ci fa schifo a tashtego.
ma tashtego non fa schifo al tutto.
com'è?

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#12    21 Giugno 2005 - 16:07
 

gino tasca è egli stesso un fuoco.
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#13    21 Giugno 2005 - 16:13
 
io lo so che gino è un pò contento se gli scrivo:
mi do fuoco con la latta di benzina.
i capelli saranno una fiammata.
poi arderò piano, non so per quanto.
non ho tanta fame, sono dimagrita in questi giorni.Ma tu mi vedi?
Si, tu mi vedi.
Le colline.

"iddio ci apparirà sulle colline
coi suoi occhi smeraldini di ramarro"
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#14    21 Giugno 2005 - 16:58
 
non è vero che tutto mi fas-chifo, opi.
mi piace dire cose, farsi i complimenti in continuazione, dire ah che bello grazie grazie, non è che mi interessi più di tanto.
le cose che non mi piacciono sono più importanti di quelle che mi piacciono.
mi identifico per differenza, non per adesione.
inutile dica a gino cosa mi piasce di lui, cosa me lo fa sentire vicino.
meglio dire cosa ci distanzia, cosa non condivido, non trovi?
è un mio vecchio vizio cui ormai mi rassegno.
egno.
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#15    21 Giugno 2005 - 21:02
 
No, no tanto lo trovo.Oppure si, dai.
Forse Gino ormai ti sa.
Anche io forse ti so.
Ci conosciamo di striscio come gli inquilini d'un grosso palazzo.
Ci conosciamo parlandoci dai citofoni, dal tipo di rifiuti nel cassonetto, dalle parole afferrate attraverso i muri, dalla richiesta-mi aiuti- quella volta che si bloccò l'ascensore.
Dall'ora in cui s'accende la luce dietro i vetri, di mattina, e poi si spegne, di notte.
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#16    22 Giugno 2005 - 07:12
 
che tristezza, che supponenza, che prosopopea.
sacambiare la verità con i tic chic, con quel dire senza dire che tanto è inutile sbattersi qua e là ché è da quando siam nati che siamo destinati a morire.
e che modo truce, quel dire, per guardare dall'alto quelli che abitano più sotto.
auguro a tanto cinismo di respirare aria pura; almeno una volta, a pieni polmoni.
auguro anche un insight di verità e realtà, al posto di interpretazioni autoreferenziali.

e comunque è vero: talvolta, qui dal basso, non ci capisco un cazzo. e mai passerei ore a comprendere le virgole.

un sottoproletario della letteratura in rete.
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#17    22 Giugno 2005 - 10:13
 
sai che ho pensato esattamente la stessa cosa, signor swcpd?
ho avuto un flash di quel punto di vista, come se esistesse davvero un sotto e un sopra, alto e basso.
evidentemente chi l'ha scritto, lo pensa tanto intensamente che lo leggiamo tutti tra le righe, senza difficoltà alcuna.

non so chi l'abbia detto, ma il concetto l'ho fatto mio: non c'è stima nell'altro se non comunichi in modo orizzontale, tutti e due sullo stesso piano.

e chi sta in basso e chi sta in alto? questo chissà chi lo decide.. io non lo so.
utente anonimo

#18    22 Giugno 2005 - 10:14
 
ero io. scusate, mi disconobbe.
poppypipps
utente anonimo

#19    22 Giugno 2005 - 12:54
 
tash non parlò di alteio e basso.
disse solo che non fregava una ceppa a nessuno delle questioni letterarie di cui importa a gino.
credo che nemmeno a tash importino, poste come le pone gino.
quanto poi a pispa, lei ha questa dannata e pervicace abilità, questa energia inesauribile - ci si potrebbe illuminare una piccola città di 10.000 persone - per la nenizzazione e lo svuotamento di qualsiasi argomento.
io neppure discuterei molto di virgole, ma scrivendo anche una cartolina ci starei molto, ma molto attento.
questione di cura e precisione.
e però forse non mette conto parlarne.
ad esempio, per pispa il concetto stesso di precisione non ha il minimo senso: se deve dire una cosa, citare un dato, un nome, scrivere correttamente una grafia, si limita a buttarla lì, a cazzo e mannaggiona.
quel minuto in più di google non ce lo spreca, mai.
è tipicamente nenico, questo.
è il cosiddetto COMESICHIAMA NENICO, che nutre la mente porosa della nena-pispa e la sua immagine del mondo volutamente sfocata, imprecisa, possibilista, inperniata sul pressappoco, sul TANTO TUTTO E' RELATIVO, SIGNORA MIA e sul prima o poi tocca a tutti e l'hanno aperto e richiuso, eccetera.

tash-ash
utente anonimo

#20    22 Giugno 2005 - 13:06
 
no, non è il come si chiama nenico.

è un processo molto più semplice psicologico, per cui un collegamento mentale c'è. hai memorizzato lo cosa perché ti è piaciuta e ti interessa anche se l'hai letta sul tram al volo mentre scendevi.
o l'hai sentita anni prima in cui non avevi conoscenza del fatto, però te la ricordi.
quindi io parto dal presupposto che mi interessi, se mi rimane in mente.

tu al contrario, se non ricordi tutto nei dettagli credi di avere perso l'essenza, il contenuto. in effetti hai perso solo una lettera magari di un lunghissimo indirizzo web.

non ti viene la parola esatta.
la ricordavi un po' diversa, probabilmente contaminata a sua volta da altri ricordi e agganci psichici.
può capitare, hai rimosso un pezzetto, è un ricordo antico ma ce l'hai.

cioè. io ce l'ho.
tu rileggiti la prima riga, a proposito di errori tash, che ti illumini d'immenso pure tu.
utente anonimo

#21    22 Giugno 2005 - 17:35
 
di scontri come questi ne avremmo avuti un centinaio, pispa.
non servono a nulla.
ci ricasco sempre.
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#22    22 Giugno 2005 - 17:36
 
la tua stupidità è ormai una droga, per me, pispa.
c'ho dipendenza fisica.
ne ho bisogno e voglio la mia dose quotidiana.
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#23    22 Giugno 2005 - 17:37
 
pretendo la mia dose, voglio dire.
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#24    22 Giugno 2005 - 21:25
 
Gino, con rispetto: vuoi dar fuoco alla steppa ma sembri vivere nell'Arcadia. Ma, in fondo, i due mondi sono solo apparentemente lontani. Per come la vedo io, anche dar fuoco alla steppa è un atto difensivo, una ritirata strategica, un tener fuori l'invasione. Parli della rete come se tu non ne facessi parte, i pesciolini sono gli altri. E, in effetti, tu non sei "in rete". La rete di qui richiama il mare (si "naviga", no?) ma tu sei di terra. E in mare non si trova quello che si cerca in terra.
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#25    22 Giugno 2005 - 21:31
 
Quanto al blog come fenomeno della caducità. Mi riferisco solo a quello che riporta Gino, chè non ho letto l'originale di Mario alias Puck. C'è qualche "fenomeno" che non rimandi alla caducità? E se anche il blog fosse il più eclatante fra questi fenomeni, dov'è il problema? Nel blog o nella caducità?
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#26    23 Giugno 2005 - 08:54
 
Caracaterina accetto che sono uno che vive in riva al mare e che per mare,invece, non vuole nè sa andare: mi basta contenplarlo. Ma così si trova solo quello che c'è sulla terra, dici. E non ti parrebbe cosa bastante. Per il resto mi servirò di voi pescatori. E si potrà fare scambio - sulla riva o sui moli - dei prodotti e delle sorprese, no?
Non sono molto d'accordo che qui si stia in Arcadia. Non vedo proprio l'ambiance, la location. Detesto Watteau: credo sia l'unico pittore che sia riuscito a non piacermi in nulla. A meno che tu non usi "Arcadia" come stenografia per hortus conclusus, luogo dove si discute di cose neanche tanto interessanti e basta,un blablablaficio,e allora dovrei pensare che mi hai letto all'incontrario.
Colpa mia.

Certo: quando si parla di caducità in merito al fenomeno blog, non si vuol certo dire che gli appartenga in modo particolare. Si vuole solo evidenziare quanto - nel suo caso - la caducità sia forse la forma e il contenuto stesso e vero del fenomeno. E, allora, qui starebbe il problema.
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#27    23 Giugno 2005 - 12:52
 
io penso questo e me ne dispiaccio assai: un blog deve essere un luogo di passaggio, come lo è un forum, come lo è un sito. parlare, scrivere, dire, suonare, cantare, ragionare. Questo è luogo (il web) è un marasma. Ci si può trarre tutto il bene e il male del mondo ma ogni cosa, nel bene è nel male, fruisce di spazi talmente grandi che poi risultano asfissianti. Mi spiego: il posto è talmente vasto che seppur qualcuno passi e lasci traccia di sè, dopo una settimana, un mese o un anno, chi si ricorderà di questo qualcuno? e ammesso e non concesso che si riesca a ricordare, che tipo di ricordo: sarà giusto o sbagliato, positivo o negativo?
il web è un "non-posto" perché offre tante possibilità e allo stesso tempo tante possibilità vengono distrutte se non distrutte le stesse identiche che ci erano state date. quindi meglio non aspettarsi nulla, nè dal blog, nè dal forum, nè da luoghi di incontro più o meno significativi. non aspettarsi nulla da chi incontriamo, non aspettarsi nulla dalle persone che ci propongono progetti, non aspettarsi nulla da chi progetta speculativamente sugli altri. non mi sono mai aspettata nulla, o qualcosa di diverso, da chi diceva di non capire l'importanza di un blog e che magari, dopo settimane, avevo scoperto che la stessa persona un blog ce l'aveva. ma chi se ne frega.

io mi auguro sinceramente che la scrittura, quella vera, non si imbastardisca con il web. E' sempre più bello annusare delle pagine di carta.

io chiudo le porte, sta entrando un profumo di borotalco e sono stanca.
utente anonimo

#28    23 Giugno 2005 - 12:53
 
scusate gli errori, non ho riletto, spero che il senso si capisca lo stesso.
utente anonimo

#29    23 Giugno 2005 - 13:06
 
E dirci chi sei, cara anonima, no?
Mi piace l'idea che la scrittura "vera" (apriti cielo, però! Qual è la scrittura vera) possa venire imbastardita (io dico corrotta) dal web.
Sarebbe interessante una tua ripresa del tema anche più distesa e ariosa: io te la pubblicherei come front page.
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#30    23 Giugno 2005 - 13:38
 
Sempre il solito disagio, percepisco.
Ed è quello di chi non sa ancora come deve usare un mezzo nuovo.
Se si immagina un dispositivo privo di libretto di istruzioni, multiuso, le cui funzioni cambiano, evolvono e si espandono rapidissimamente, si ha un’immagine approssimativa del web.
Quando qualcuno scrive che la “vera scrittura” è quella che si legge a stampa sulla carta, è evidente il suo disagio nel non sapere come considerare la web-realtà per rapporto al real-mondo, con una certa propensione a percepirla come un sottoprodotto, molto degradato, di questa.
Ma non è così, naturalmente.
E, naturalmente questi sono solo gli inizi.
Con il discorso dell’anonima non si va lontano, a meno di non affermare che la “vera scrittura” non sia quella battuta a macchina, essendo quella al computer troppo liquida, modificabile, copincollabile, riscrivibile, cancellabile, eccetera.
E della macchina da scrivere qualcuno dice che è meglio la penna.
Della penna, la penna d’oca e così via.

Nel web tutto si perde, è vero.
Meno male, aggiungo io: finalmente una scrittura libera dal “dover essere pubblicata”, dal dover farsi prima o poi “opera” conchiusa.
Finalmente una scrittura che si è liberata della spietata forbice: o la pubblicazione, oppure il cassetto.
Finalmente uno scrivere per quanta, per frammenti, smozzicato, episodico e non importa se intensamente razionale, informativo, narrativo, poetico, saggistico, eccetera.
Un saluto ai “generi letterari”: grazie, non ne abbiamo bisogno.
Certo, se qualcuno è DAVVERO intenzionato a fare lo “scrittore”, cioè a pubblicare “libri” stampati con contenuto “letterario”, beh allora sarebbe bene che si tenesse lontano dal web, che chiudesse il suo blog e usasse il suo pc solo per scrivere, o al max per qualche polemica on line tra scrittori, vedi Nazione Indiana degli ultimi tempi.
Ho compreso che l’errore sta nel voler usare in modo improprio un mezzo che va preso per il verso suo, che ha – per ora. Ribadisco: per ora – sue specificità.
Chi scrive on line non è uno “scrittore”, è un’altra cosa.
Questo lo sanno tutti, lo dicono tutti: siete impermeabili, o cosa?

tash
utente anonimo

#31    23 Giugno 2005 - 13:46
 
mah, sarà che io il mezzo "nuovo" è da quasi otto anni che lo uso e me lo sento come una grossa corda al collo, alla corda è attaccato un sacco, dentro al sacco ci sono tutte le parole fin qui lette e fin qui scritte (dove mi è stato possibile).
ora, sinceramente, sento proprio di avere già l'acqua a livello di naso.

non so se mi spiego.
utente anonimo

#32    23 Giugno 2005 - 15:01
 
boh.
no.
utente anonimo

#33    23 Giugno 2005 - 16:27
 
anche l'uso dell'anonimato è tipicamente un vezzo webbico, deplorevole, a mio parere.
nascondersi dietro che?
Non aver paura delle proprie opinioni, no? vero?
mah!
quanto al resto sono , questa volta, dello stesso parere dell'ultimo intervento di tash.
ciao Gino
laura
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#34    23 Giugno 2005 - 17:14
 
caro gino, mi qualificherò nuovamente con l'ip.
il profumo di borotalco se n'è andato ma è rimasto quello di sudore-da-lavoro.
cerco di affidarmi a quel briciolo di lucidità rimastomi dalla giornata. non voglio spiegarmi con giri di parole (alias "aria fritta") ma accolgo volentieri il tuo invito a riparlare di scrittura a patto che questa cosa me la lasci qui nei commenti.
Tash dice più o meno, se non ho capito male, che: o scrivi per il cassetto della scrivania o scrivi per pubblicare o scrivi sul web per tutti. io ho provato a scrivere per il cassetto, ho provato come tanti a scrivere per pubblicare e non è successo nulla e ho provato a scrivere per me nel web. Il web è talmente grande che risulta dispersivo, ci si può focalizzare, certo, su strade precise del tipo: ho tizio, caio e sempronio che mi sono più affini e leggo sempre loro. Credo d'essere arrivata al punto che il troppo storpia come si dice. Cioè credo sia ora di fare una scelta, per quanto mi riguarda. Da giorni che ci sto meditando su. La scrittura è un qualcosa di bello, grande, con un significato personale e morale che è difficile da spiegare ma per me c'è, esiste. Scrivere costa fatica specialmente per me che non ho molto tempo né risorse fisiche e arrivo a sera che avrei voglia di dire ma gli occhi, credimi, mi si chiudono da soli perché il corpo non ce la fa nemmeno a pensare. Allora sono arrivata a questa conclusione: le perle non bisogna mai darle ai porci, le mie "perle" non faranno questa fine. Non sono una presuntuosa, in fondo il mio punto di vista è opinabilissimo ma che importa. Le mie, che saranno pur sempre piccole perle e magari di poco conto perché d'acqua dolce, le darò al mio cassetto, ai miei cassetti, ai pochi amici che, fuori di qui, avranno la voglia, il tempo e la pazienza di ascoltarmi perché quelli meritano le mie parole non lo spazio-non-spazio che è il web. Spero che quel briciolo di coerenza che credo di avere, non si tramuti in cialtroneria e mi impedisca di scrivere ancora su questi porti ameni.
utente anonimo

#35    23 Giugno 2005 - 17:52
 
io questa voce la connosco, credo, anche se prima mi era sembrata altra voce che anche connoscevo. non so se sia la stessa voce che una volta mi disse, ci guarderano come cavie le generazione future, vedrai. Dunque mi vedo spesso come una rana in cloroformo "Gente web, Anno della terra 2005" . Ma lo stesso il web scritto mi sembra come alcune bar che fanno jazz in diretta. Di colpo si ascolta un solo di trompeta e tu resti li con la chitarra che suona a banana e non riesci a inseguirlo. Se tocchi spesso in diretta poi chi ti mette a registrare in fredo, in studio. Vado in ufficio che lì mi pagano
sera
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#36    23 Giugno 2005 - 18:00
 
poi, io non mi sento niente porci. Tutta la mia vita degli ultimi 4 anni è stata toccata della scrittura letta qua dentro. Le cose che ho fatto, non fatto, detto, non detto, sentito, scelto, lasciato di scegliere, quelle che scelgo ancora oggi, domani, tutto l'ho letto qua dentro prima, in diretta. Mi temo sia tipo l'amore che nelle radiografie si vede zero, e che non è troppo commerciale nemmeno
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#37    24 Giugno 2005 - 06:13
 
ripeto, il mio punto di vista è opinabile, ma questa è la mia visione del web. ovvio che "le perle date ai porci" è una metafora. la mia personalissima metafora.
utente anonimo

#38    24 Giugno 2005 - 07:10
 
chi scrive "per gli amici", non scrive.
è solo un modo per garantirsi preventivamente il consenso, per non imparare niente.
nel web invece ti legge chiunque (anche se poi alla fine sempre di pochi amici si tratterà).
dai commenti di sconosciuti si possono imparare cose.
per imparare cose occorre prima di tutto non credersi ostriche, cioè produttori di "perle".
va vabbè.
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#39    24 Giugno 2005 - 07:21
 
forse anch'io riconosco questa voce, adesso.
é che ho un'idiosincrasia già per gli utenti, figuriamoci se sono anonimi. ma, qualche volta, è opportuno esserlo.
Forse. Mi resta il dubbio, però.
Quanto al blog, credo che ogni volta che si usa un mezzo sia necessario capirne i limiti e le potenzialità per non restare delusi.
Quando tu, Gino, posti qui un racconto di 17 pagine,anche se spezzato sbagli il mezzo.
Il blog è, per sua natura, "leggero" non nel senso di superficiale, potrebbe anche esserlo,superficiale, dico, ma è un altro discorso.
Lo denota anche l'origine della parola ridotta da "web-log diary"
Le caratteristiche di un diario sono, grosso modo, l'immediatezza, la brevità, la continuità.
Se tu fai diversamente è facile che ne sia deluso.
Lo stesso se pensi di creare una comunità che discuta di temi , quali, l'estetica, la letteratura, la religione, il senso del sacro ecc.
Puoi provare, naturalmente, ma non funziona. Queste sono tematiche da discutere tra amci scelti per affinità culturali ed interessi comuni. Mi sa di "rivista letteraria, piuttosto che da blog, oltre che da discussioni nel salotto di casa o in circoli letterari...
Quindi. Ogni mezzo crea il suo tipo di comunicazione.
Quanto all'amicizia, beh, qui la questione si presenta ancora più complessa e la sposto ad altro momento.
laura

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#40    24 Giugno 2005 - 08:04
 
ah, naturalmente preciso che dicendo che il blog ha le caratteristiche di un diario non intendevo dargli l'unica connotazione di "diario".
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#41    24 Giugno 2005 - 08:35
 
ma Gino è differente Laura.
Finirà che un giorno si apre la scuola di traduttori di Tasca e qualcuno ci spieghierà, chissà lui stesso, cosa erano la grazia, la colpa, la steppa, il fuoco, la trinità in casa sua. In quanto a me, ha l'assoluta abilità di, in tempo assolutamente record, infuriarme e tenermi bruciando di rabbia un'ora. Mentre, paralello, con uguale abilità, spegne il fuoco e mi fa guardare le cenere, voglia io o non voglia, vado spesso a guardare, finalmente. Per me bastarebbe solo se ogni volta che mette un nome, 57 nomi, i suoi amori, i suoi nemici, mettesse al suo posto la traduzione del nome, un pensiero chiaro che mordere, ruminare, digerire
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#42    24 Giugno 2005 - 08:48
 
la brevità, sì.
la ficcanza.
nel mio blog molto spesso non ci riesco, mi dilungo, filosofeggio, ci butto dentro racconti lunghi, eccetera.
è chepure ad essere troppo proccupati di non essere letti, di annoiare, di essere fraintesi, magari è sbagliato.
ma mai sbagliato quanto credere di essere elargitori di "perle ai porci".
non nego che esistano porci, nel web.
anzi, ne brulica.
è l'idea di "perla" che mi pare da pirla.
tash
utente anonimo

#43    24 Giugno 2005 - 09:40
 
e l'idea che gino possa essere nel "suo" giusto?
che la pensi così.
non perché è uno che si scogliona facilmente. magari non ha trovati ancora ciò che vuole.
gli avete detto le stesse cose quando se n'è andato da un forum prima di aprire qui.

e poi, dopo di lui, tutti a cercarsi un blog, a farselo da soli e in compagnia.
allora aveva torto ad andarsene da (..vapor non vuole sentirlo nominare..) e ora non ha ragione lamentandosi.
e se farà un'altra scelta, mollerete anche voi i vostri blog nuovi di zecca, per seguire lo stile?

trovo ciò comprensibile ma in fondo incoerente. qualcuno apre la strada e qualcun altro la difende.
personalmente non desidero approfondire l'argomento blog più di quanto ho già fatto. perché risultano, dopo tre pagine, tutti molto autocelebrativi e in attesa di uno scambio: un po' come se io mettessi un quaderno nella credenza come mio diario, e aspettassi qualcuno che ci scrive e mi risponde. lì.
perché deve farlo?
qualcuno lo farà. ma come livello di comunicazione è bassino.
non mi piace, non lo rifarei. trovo le personalità più interessanti dei loro blog, che dopo un po' mi stancano.

così gino ha dei dubbi, a ragion veduta non per cagar dubbi così.
è giusto desiderare di fare cose belle, pur con fatica.
mia personalissima opinione.
utente anonimo

#44    24 Giugno 2005 - 09:40
 
lo sapevo che mi avrebbe mancata: popps.
utente anonimo

#45    24 Giugno 2005 - 10:35
 
ma che dici pispo??? vaporski è temporaneamente poco caro, a ognuno per le sue ragione. Poi, se li si scriveva, e obvio che tutti quelli che lo facevano, continueranno facendolo, meno male, sotto la forma blog, forum, mail, carta
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#46    24 Giugno 2005 - 10:44
 
ecco, certo sentirsi dare del pirla per delle "perle" è la dimostrazione di quello che volevo dire.

e, se un amico è amico, non ti dice "bene-bravo-bis", ti dice anche altre cose.....perchè i miei amici non sono nessuno per il mondo ma sono grandi cose per me. forse tu, francesco, invece hai bisogno di alte-altre cose.
io no.
utente anonimo

#47    24 Giugno 2005 - 11:09
 
e poi le mie "perle": è avere rispetto per ciò che si scrive, non significa che siano perle lucide e di valore, ripeto: è solo dare un valore di tipo morale alla mia scrittura e niente di più.
utente anonimo

#48    24 Giugno 2005 - 11:12
 
sisi, intendo dire che a molti di voi (e anche a me per la verità) è spiaciuto non leggerlo più là; però dopo un primo smarrimento la risposta globale involontaria di tutti, è stata neutra, cioè pochina: tutti sparpagliati o pian piano approdati in altri blog.
chi ci stava già prima qua e là, chi c'è stato di più dopo.

non volevo dire che solo su vapor dovete scrivere, capisci? intendo, si può e si vuole farlo ovunque, bene! però dal mio punto di vista i blog pongo anch'essi dei limiti alla comunicazione; se questa è lo scopo diventa forse troppo solitario, monocromatico, intimista di un'intimità quasi esagerata.
ma naturalmente io non ho né la forza espressiva né tutti gli argomenti di alcuni di voi, nemmeno l'ho mai preteso.
solo che vedo questo: allontanarsi alla ricerca di qualcosa che per principio manca.
mancano menti fervide e lucide con cui confrontarsi, a gino, per esempio.
manca la semplice comunicazione interpersonale, intellettuale e di stile, per altri.
manca la cultura.
manca la sensibilità.
forse chi ha già molto di suo non cerca nulla.
una mentalità quasi autistica o una indipendenza totale da tutto.
non so.
utente anonimo

#49    24 Giugno 2005 - 12:36
 
boh.
con tutti questi anonimi non ci sto capendo nulla.

tash
utente anonimo

#50    24 Giugno 2005 - 12:37
 
le menti "fervide" e quelle "lucide".
utente anonimo

#51    24 Giugno 2005 - 23:34
 
effettivamente due aggettivi impropri: bastavano due parolacce, vero?
utente anonimo

#52    26 Giugno 2005 - 01:31
 
che faccio?

prima,quando ero a metà della lettura di questa colonna di 53 riposanti anonimi,
fumavo sulla finestra che inquadra un bellissimo temporale e il ben conosciuto flusso di parole mi riempiva la mente, che in realtà, di nuovo, è da giorni occupata dal pensiero di questo, di questo che state dicendo...il forum, la proliferazione dei blog, che cosa può diventare un blog...

Non frequento molti blog, e quando lo faccio è solo per inseguire i frammenti del forum e li trovo più che mai inerti.

Che faccio, mi sono detta, conosco il vecchio copione: fumo cinquanta sigarette bevo dieci uischi e rispondo
per rispondere
...è giusto una notte buia e tempestosa (piuttosto allegra, in realtà)
come ai vecchi tempi, quando trascorrevo ore e ore imbambolata su tre parole e anche mentre dormivo credo rispondevo e rispondevo e rispondevo...
jazz improvvisato, suoni informi, note nella notte. Ma succedeva che anche da lontano proprio perchè ascoltavi nel vuoto di riferimenti,all'oscuro, riconoscevi in una tromba ad un certo punto... un tema, magari una quisquiglia una cosa perduta non importante ma proprio per questo...un accenno di percorso che magari perchè si vedesse il sentiero richiedeva quattro, ben assestati, colpi di macete... e allora prendi il macete, che di qua c'è una strada...
chi ti seguiva, chi insultava, chi cercava di cantare più forte, ma si formava un codazzo, energia, comunque ce n'era...le riserve di combustibile, di parole, sembravano inesauribili...
Mai pensato che questo essere qui solo scrittura come si è
non fosse comunque niente altro che la vera sfida,nella sua forma primordiale, alle onnipresenti velleità letterarie. Sì un fuoco sulla collina ma in un ambiente molto destrutturato e primitivo.
Ero qui, o meglio in holden, e fin dall'inizio ho capito che volevo non tanto "parlare" di letteratura ma farla... proprio nel senso brutale del vivere di a da con su per tra fra solo parole sfondarle piegarle armarle rubarle...tirare fuori tutta la potenzialità di "letteratura" che c'era, che c'è in ogni essere parlante, anche se non si riconosce "scrivente".
E qui con la possibilità di verificare immediatamente la misura della propria eccellenza...o deficenza, nella maggior parte dei casi...ma rapportata alla eccellenza o deficenza dell'altro...direttamente, senza filtri. O meglio, con filtri molto mimetizzati. Perle porci cassetti morali: conservare per cosa? Non ci sono già abbastanza libri al mondo? Sì, ma non c'è il mio. Sì che c'è, è questo. Scritto qui, così.

Tuttavia l'ambiente primitivo oscuro avvolgente che consentiva di sperimentare anche l'inedito è durato poco. Connotazioni di tutti i tipi han cominciato a attaccarsi alle scritture e a modellare dei tipi, le relazioni si sono allacciate intorcigliate, i fuochi hanno rischiarato l'ambiente peggio di un sole a mezzogiorno... però ancora scorreva ...la lava, il vulcano buttava, esaurendo, esaurendo man mano ogni energia...alla fine è esploso, come disse azur, enucleando alcune pepite e lasciando molti inerti e, al centro, intatta, la possibilità di ricominciare, per chi ne ha la forza.

E prima o poi qualcuno l'avrà.

Senza difendersi coi cassetti, magari ingollando uischi per allegria, o una cedrata, perchè quando deve andare va lo stesso.

In me si è esaurita una velleità, che non si è rivelata più idiota di quello che doveva essere, solo si è rivelata prima.

Il paradosso veramente assurdo è che ora io "scrivo tutto il giorno". Ma non scrivo, non faccio che aggiustare la traiettoria di scritture esistenti, le prendo e le rimando in circolo, in pratica.
Il testo circolare è sempre esistito, mai si è potuti stare assolutamente fermi.

Non "scrivo" più. Il mio scrivere veramente mi fa cagare. Ma con ciò la misura di insoddisfazione profonda non ne è stata influenzata.

Appena più in là è ancora il buio, comunque, non serve desiderare di essere al centro, quando non c'è nessun centro.







utente anonimo

#53    26 Giugno 2005 - 08:30
 
nessun centro e nessuno dentro. :-(
utente anonimo

#54    26 Giugno 2005 - 09:08
 
Per dire il cruciale della questione... è solo una cazzata, ma secondo me, fa.
Ho scritto migliaia di sufficienti nella mia vita.
Ma deficiente, se non mi rileggo, lo scrivo sbagliato.
Può essere perchè la mia mente, come tutte le menti fa delle sintesi incongrue, per cui deficente deve essere qualcosa di meno di sufficiente, ma può anche essere perchè è un insulto che uso con una persona la cui ottusità mi fa soffrire. Per cui deficente deve essere chiuso ermetico e la i invece sembra un rigagnolo.
Alla sequenza delle proposizioni ho dedicato un'opera, tempo fa.
Eppure, se non mi sorveglio, dimentico "in".
Nessundentro, infatti.
E via illazionando.

Non potete non notare come il discorso prende vita, si articola e si anima ora solo quando si tocca l'interesse principale : arrivare a una spiegazione, ognuno per sè e dio per tutti, del perchè e del come siamo stati e forse ancora siamo, qui.




utente anonimo

#55    26 Giugno 2005 - 09:43
 
Firmare un post non è poi così rischioso e compromissorio, cari/e anonimi/e.
Così si finisce per non capire la sequenza degli interventi e il chi ha detto cosa e poi ha risposto, eccetera.
Questo, come ogni luogo, fisico o webbico, alto o basso, rozzo o colto che sia, è un universo relazionale.
Esprimersi in un universo ristretto, con riscontri a tempi brevi e brevissimi, è innanzi tutto comunicare.
Cioè la comunicazione prende il sopravvento sull’espressione, perché “conosco” chi mi legge e ho una storia di frequentazione che dura magari da anni.
Se scrivi un racconto o un romanzo o un saggio e lo pubblichi non sai chi e quando e se ti leggerà.
Hai fatto una cosa, ci hai lavorato, magari molto, e la “licenzi” sperando che galleggi e incontri favore e consenso e serva, cioè trovi un suo spazio e una sua funzione.
Scrivere per il web è molto diverso e questa diversità è evidente, inutile tornarci sopra ancora e ancora.
Chi ti legge non è solo un “lettore”, capisci?
Difficile allora metter su un cenacolo di puri che intervengono con distacco, con attenzione e competenza e si attengono all’argomento e magari lo rilanciano abilmente, lo implementano eccetera.
Qui la gente entra in contatto, non si limita a leggersi reciprocamente.
Magari decide di incontrarsi di persona, nascono storie e casini, insulti, calunnie, robaccia.
Il gioco è questo e forse, lo dico davvero, non è più così interessante.
Credo che i blog, come i forum, siano finiti, perché ormai si è capito cosa possono dare, quali sono i limiti.
L’entusiasmo e l’interesse, assieme alla qualità, sempre più rara, sono scemati.
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#56    26 Giugno 2005 - 16:05
 
i miei interventi sono esattamente in sequenza:

27
28
31
34
37
46
47

antonella (per quanto può valere)
utente anonimo

#57    26 Giugno 2005 - 16:32
 
alla fine siamo sempre i soliti, da anni.
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#58    26 Giugno 2005 - 18:02
 
Mi scuso se non dico niente. Intanto perchè mi sembrava interessante quello che dicevate voi e poi perché mi pesa qualsiasi cosa e, quindi, scusate anche la rarificazione di ciò che scrivo.
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#59    26 Giugno 2005 - 19:37
 
I lettori devono stare al loro posto (nel buio di una platea indistinta su cui far piovere un romanzo o un saggio, che, bada bene, "trovi" la sua funzione?)

Una ideale assemblea di tanti "anonimi",allora, lontani, la cui reattività spontanea, non mediata, non rappresenti un pericolo (un disincanto troppo brutale?)
Comunicazione non è comunque il fine principale dell'espressione?

Comunque sì, c'è di mezzo un discorso legato al tempo.

Continuamente incontro persone che scrivono, producono testi anche "iconografici", ma dichiarano apertamente di non leggere più. da anni non più.



Oliviero Toscani, in un registrazione trasmessa da radio rai tre del 1995 ha dichiarato di aver letto solo Pinocchio e la Divina Commedia, poi solo quotidiani. Un precursore.

E si vede che legge solo quotidiani, dico io. Nel bene e nel male, però.


Certo per scrivere un romanzo, un saggio ci vuole tempo, e chi non se lo prenderebbe questo tempo delizioso a cercare di distillare il meglio da sè...

Ma soprattutto ci vuole quella pace mentale che...ci è stata rubata?

Rubata?

Personalmente credo di averla barattata con "non so bene cosa"...no, non lo so. So però che non è stata una scelta, forse più una nevrastenia congenita legata al senso di colpa, l'imperativo morale a muoversi, a fare...comunque a fare...

Poi qui, nel qui di qualche anno fa, mi è sembrato che si rivelasse qualcosa, che si dimostrassero parecchie intuizioni soprattutto sragionavo su tempo fuori e tempo dentro, qui.

Avvertivo un'accelerazione potente e "artificiale"...che bruciava possibilità comunicative (o espressive?) a una velocità supersonica.

Non credo proprio che i blog siano alla fine, ma non credo neanche che ci siano quelli, mettiamo nella solita California, che "bloggano" felici.
No, semmai in India, in Africa. I Giapponesi senz'altro si produrranno in altre forme inedite di pazzia.

Credo che da un libro debba uscire un pugno che ti stende sul divano.

Credo che quello che lo scrive possa avere o non avere un blog. Indifferente. Ma dopo che avrà steso un migliaio di persone avrà sicuramente un blog.

E gli consiglio di essere più ermetico che mai, nel suo blog. Così.


utente anonimo

#60    26 Giugno 2005 - 21:08
 

come stai gino?

utente anonimo

#61    26 Giugno 2005 - 22:04
 
da utente anonimo 59 apprendiamo che scrivere è "distillare il meglio da sé".
e un libro è un pugno che te stende, eccetera.
bene.
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#62    26 Giugno 2005 - 23:16
 
i miei anonimi sono 48 e 51.
so che non è di alcun conto, lo dico unicamente per un eccesso di zelo.
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#63    27 Giugno 2005 - 06:08
 
siamo sempre i soliti tash, siamo tutti gli stessi "cassetti", nulla di nuovo sotto il sole (o quasi): quanti passanti-di-passaggio ti saresti aspettato di trovare poi, alla fine della candela? non siamo molto diversi dai cassetti che abbiamo "fuori".
antonella
utente anonimo

#64    27 Giugno 2005 - 07:55
 
Da tashtego apprendiamo sempre cose nuove. Vedrete, scriverà un libro, un giorno. Un romanzo o un saggio. Scriverà un racconto o un romanzo o un saggio e lo pubblicherà senza sapere chi e quando e se lo leggerà.
Avrà fatto una cosa, ci avrà lavorato, magari molto, e lo “licenzierà” sperando che galleggi e incontri favore e consenso e serva, cioè trovi un suo spazio e una sua funzione.

cioè.
utente anonimo

#65    27 Giugno 2005 - 08:03
 
ah, io ho sbagliato anonimi per colpa di tash, che disse guarda pispa. ma adesso già sta tutto pefettamente oscuro di nuovo.
poi
questa cosa di scrittura immediata -io devo partire immediatamente per il lavoro-il web ha questi Tu, varie, immediatamente dell'altro lato dello schermo
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#66    04 Luglio 2005 - 16:30
 
gino, quando muori?
utente anonimo

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