(in mancanza d'altro vi mando due esempi di analisi del testo a cui mi piacerebbe dedicarmi con molta più assiduità con cui lo faccio - uno, quello su Catherine l'avevo già messo in forum, l'altro, no, me l'ero scritto per me e tende al commento minuzioso, quasi pagina per pagina: tenete presente che James ((ma chi legge James oggi? Qualcuno di voi lo legge? Con quelle frasi lunghe lunghe in cui spesso - arrivato alla fine - non ricordo più l'inizio? Vuoi mettere : lui disse, lei disse- aprì la porta - le dette uno schiaffone ...?!) che James, dicevo, ci mette quaranta e più pagine a dire qual'è il sospetto: che lo stiano comprando al parco buoi nobili.)
La scena.
E’ Catherine Earnshow che discute con Nelly – sua vecchia quasi-tata – della possibilità che lei sposi Edgar Linton. L’altra possibilità – che lei stessa esclude – sarebbe quella di sposare Heathcliff. (Il “maledetto uomo” che ha ridotto Heathcliff al peggior grado di bassezza, è il fratello di Catherine.)
Ah, ovvio, siamo sulle cime tempestose.
“ …E se quel maledetto uomo non avesse ridotto Heathcliff a questo grado di bassezza, io non penserei a nessun altro. MA PER ME SAREBBE UN’AUTENTICA DEGRADAZIONE, SPOSARE HEATHCLIFF ADESSO; così non potrà mai sapere quanto io l’ami; e non certo perché è bello, Nelly, ma perché lui è me, più si quanto non lo sia io stessa. Di qualunque sostanza siano fatte le nostre anime, la mia e la sua sono identiche; mentre quella di Linton mi è lontana, come un raggio di luna lo è dal fulmine, o il gelo dal fuoco.”
Prima che avesse terminati di parlare , io avevo avvertito la presenza di Heathcliff; poiché mi era parso di percepire un lieve rumore, mi volsi e lo vidi mentre si alzava dalla panca, e sgusciava fuori senza farsi sentire. Era stato ad ascoltare ogni cosa, fino al momento in cui Cathy aveva detto che sposarlo sarebbe stato per lei un degradarsi, e non aveva voluto sentire altro.”
Quando ho letto questo brano sono rimasto piuttosto sorpreso per una serie di ragioni che proverò a dire anche se di fronte alla cosa che colgo sento tutta la ruggine che si è depositata sui miei arnesi da lavoro.
Il problema – detto molto brutalmente – è questo: nella lunga frase di Catherine non c’è nessuno spazio, nessun respiro, nessuna pausa. Quindi l’ha detta tutta d’un fiato, senza fermarsi. Ma c’è un punto oltre il quale Heathcliff non DEVE averla sentita altrimenti non se ne sarebbe andato via indignato. Non può avere sentito nulla di ciò che Catherine dice dopo “ … un’autentica degradazione, sposare Heathcliff adesso.
Ma dove sta lo spazio, l’intervallo che dia il tempo a H. di scappare via?
Nelly (o Emily: curioso: quasi consuonano) avrebbe dovuto raccontare qualcosa del tipo, che so? …
“sposare Heathcliff, adesso.
A quel punto Cathy si fermò come sopra pensiero – come se quella non fosse tutta la verità e dovesse dirmi qualcosaltro di assolutamente importante ma fu a quel punto che io sentii un fruscio dietro di noi, sulla panca e mi resi conto che Heathcliff – che era sempre stato lì e che aveva sentito tutto – aveva deciso di avere sentito fin troppo e se ne era andato. Non dissi nulla a Catherine che continuò dicendomi…”
No?
Così avrebbe un senso. E invece, nella grafica (un giorno, forse, riuscirò a dimostrare che ogni questione tecnica è una questione etica) non c’è nulla che segni una pausa per consentire a H. di fuggire via prima che C. dica quella superba frase sul fatto che lui è lei ancor più di quanto lei stessa lo sia.
Ci si potrebbe fermare qui e accontentarsi si segnalare una curiosa svista tecnica della Bronte. Un inciampo, una gaffe.
Ma da che Freud ha squinternato i suoi tre libri fondanti (sul sogno, sul witz, sui lapsus e gli atti mancati), solo una fottuta pigrizia potrebbe farci accontentare di una spiegazione così banale.
La Bronte si dimentica di fare uscire H. (letteralmente: non gliene dà il tempo) perché H. deve sentire quello che C. dice dopo e deve lasciarla proprio per quello.
Perché lui essendo lei, solo lasciandola potrò sul serio sposarla.
Tramite interposti figli (e questa è la commedia edipica incestuosa che è l’altro grande sotto-testo delle Cime ma di cui non ho né spazio né saperi per trattare approfonditamente qui).
Che questa sia l’unica vera spiegazione lo dice anche una piccola domanda etica.
Come può la Grande Macchina Pulsionale che porta il nome di Catherine e che sa così bene cosa sia in gioco tra lei e Heathcliff, pensare di non poterlo sposare perché ne sarebbe degradata? Lei sa benissimo che, PROPRIO PER QUELLO, dovrebbe sposarlo. Quindi Catherine sta parlando a Nelly come se Nelly fosse una banale analista. Colui a cui si rivolge (sa, sa benissimo che H. è lì con loro) è proprio Heathcliff.
Inseparabili nella separazione.
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Leggendo “La coppa d’oro” di Henry James – notazioni para-tecniche.
Solo a pag. 42 rivela il motivo dell’inquietudine del principe.
Si sarebbe ricordato, solo ora, di dovere una visita alla signora Assingham.
Tutto qui. Ma prima lo descriveva come se fosse immerso in una sorta di nube mistica.
Pag. 45 – “per dirla in parole brusche” - ecco, sembra che si tratti sempre di una sottile arte della dissimulazione o della cortesia. Come se dietro questo suo scrivere così raffinato, così rotondo, ci sia pronta al balzo e allo sbranamento una tigre volgare.
Vedi pag. 43 dove – grazie a due denegazioni dietro fila! – introduce il sospetto che la signora Assingham possa venire ricompensata per le sue arti di sensale di matrimoni. Dice “Tuttavia egli era lontano, poteva ancora ricordarlo a se stesso, dal supporre che le fosse stata data una grossolana ricompensa”. Chiaro che – anche senza il Freud della denegazione – invece, l’ha pensato e come.
Pag. 44 – attribuisce al Principe il ricordo del Gordon Pym di Edgar Allan Poe che – dice – “andando alla deriva in una piccola barca e spingendosi verso il Polo Nord (o era il Polo Sud?) …”
Credo usi, qui, quella che io chiamo la terza persona contaminata.
Quella per cui il brusio dei pensieri del personaggio passa direttamente nella scrittura del “neutro”. A chiedersi se si trattasse del Polo Nord o Sud, infatti, non può essere che il Principe: non certo Henry James che, avendo avuto questo dubbio (e perché comunicarcelo, poi?), sarebbe bastato che andasse nella sua biblioteca a verificarlo.
Pag. 45 – c’è un lungo brano composto di un elaborato paragone tra il Principe e una moneta antica di cui nessuno saprà il valore perché non verrà mai scambiata con nulla e quindi non sarà misurabile.
“Che cosa poteva voler dire questo se non che, in pratica, non doveva essere mai né giudicato né messo alla prova? Che cosa poteva voler dire se non che, poiché non lo “cambiavano”, non avrebbero saputo – e non l’avrebbe saputo nemmeno lui – quante sterline, scellini e pence poteva in effetti fornire?”
E la seconda volta che il Principe allude ad una sorta di mercimonio. Lo si sarebbe, quindi, né più né meno che comprato.
Ma portandolo dal piano del valore di scambio a quello di uso.
Anzi, quasi, al valore di non-uso.
Il metro che nessuno ha mai misurato – cosicché nessuno si è ancora mai accorto che non misura affatto un metro per davvero.
Leggendo “La coppa d’oro” di Henry James – notazioni para-tecniche.
Solo a pag. 42 rivela il motivo dell’inquietudine del principe.
Si sarebbe ricordato, solo ora, di dovere una visita alla signora Assingham.
Tutto qui. Ma prima lo descriveva come se fosse immerso in una sorta di nube mistica.
Pag. 45 – “per dirla in parole brusche” - ecco, sembra che si tratti sempre di una sottile arte della dissimulazione o della cortesia. Come se dietro questo suo scrivere così raffinato, così rotondo, ci sia pronta al balzo e allo sbranamento una tigre volgare.
Vedi pag. 43 dove – grazie a due denegazioni dietro fila! – introduce il sospetto che la signora Assingham possa venire ricompensata per le sue arti di sensale di matrimoni. Dice “Tuttavia egli era lontano, poteva ancora ricordarlo a se stesso, dal supporre che le fosse stata data una grossolana ricompensa”. Chiaro che – anche senza il Freud della denegazione – invece, l’ha pensato e come.
Pag. 44 – attribuisce al Principe il ricordo del Gordon Pym di Edgar Allan Poe che – dice – “andando alla deriva in una piccola barca e spingendosi verso il Polo Nord (o era il Polo Sud?) …”
Credo usi, qui, quella che io chiamo la terza persona contaminata.
Quella per cui il brusio dei pensieri del personaggio passa direttamente nella scrittura del “neutro”. A chiedersi se si trattasse del Polo Nord o Sud, infatti, non può essere che il Principe: non certo Henry James che, avendo avuto questo dubbio (e perché comunicarcelo, poi?), sarebbe bastato che andasse nella sua biblioteca a verificarlo.
Pag. 45 – c’è un lungo brano composto di un elaborato paragone tra il Principe e una moneta antica di cui nessuno saprà il valore perché non verrà mai scambiata con nulla e quindi non sarà misurabile.
“Che cosa poteva voler dire questo se non che, in pratica, non doveva essere mai né giudicato né messo alla prova? Che cosa poteva voler dire se non che, poiché non lo “cambiavano”, non avrebbero saputo – e non l’avrebbe saputo nemmeno lui – quante sterline, scellini e pence poteva in effetti fornire?”
E la seconda volta che il Principe allude ad una sorta di mercimonio. Lo si sarebbe, quindi, né più né meno che comprato.
Ma portandolo dal piano del valore di scambio a quello di uso.
Anzi, quasi, al valore di non-uso.
Il metro che nessuno ha mai misurato – cosicché nessuno si è ancora mai accorto che non misura affatto un metro per davvero.